Il cervello umano: la teoria del cervello tripartito

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Il cervello umano: la teoria del cervello tripartito
Per capire questo titolo dobbiamo comprendere la teoria formulata da Paul MacLean nei primi anni `70, nata per semplificare la spiegazione del funzionamento del cervello umano in ambito accademico. Può essere d’aiuto anche a noi perché fa chiarezza su quali sono i meccanismi che utilizziamo per gestire le nostre esperienze.
All’interno del nostro cervello ci sono tre aree differenti, chiamate “i tre cervelli”. Ognuna di queste aree ha uno scopo ben preciso.
PRIMO
Il primo è quello più antico, chiamato cervello rettiliano, responsabile della parte istintiva primordiale, legata alla sopravvivenza: in situazioni di pericolo si attiva per proteggerci, facendoci reagire per esempio con l’attacco o la fuga. Ha uno scatto di risposta molto veloce nel farci prendere le decisioni. È molto percettivo rispetto alle immagini, anche in movimento, al gusto del cibo e alla sessualità. Per avere un’idea abbastanza chiara possiamo pensare ai nostri antenati primitivi nei quali era la parte predominante.
SECONDO
Il secondo è il cervello limbico, responsabile della parte legata all’affettività e a tutto quello che ci fa emozionare. Ad esempio, quando ci commuoviamo guardando un film. Viene stimolato anche quando abbiamo a che fare con persone con un’ottima capacità di comunicazione, che riescono a coinvolgerci emotivamente, ad esempio un venditore particolarmente abile o oppure un idealista che racconta la sua visione del mondo. Il cervello limbico provvede anche alla valutazione della coerenza dell’informazione ricevuta dall’esterno e degli interessi personali che questa potrà portare. Per comprendere il funzionamento del cervello Limbico basta pensare al film d’animazione della Pixar “Inside-Out”.
TERZO
Il terzo è la neocorteccia, responsabile della nostra parte razionale e logica. Valuta le argomentazioni di un discorso e giustifica tutte le scelte che intraprendiamo. É la parte riflessiva e indicativa per risolvere i problemi quotidiani e svolgere calcoli matematici. Ha a che fare con la memoria e il proprio dialogo interno. Per comprendere l’utilizzo della neocorteccia si potrebbe pensare al Tenente Colombo durante le sue indagini poliziesche: apparentemente distratto ma in realtà con un gran dialogo interno e un ottimo utilizzo della logica razionale, alla fine riesce a svelare il mistero e incastrare il colpevole.
Chiaramente noi utilizziamo tutte e tre i cervelli, sono tutti molto importanti per noi e hanno la loro specifica ragione di esistere. Abbiamo delle predominanze innate nell’utilizzarli, ma possiamo svilupparli e potenziarli tutte e tre, grazie allo studio e alla consapevolezza derivante dalle nostre esperienze. Possiamo capire come gestirli e dosarli in base alla situazione specifica. In un percorso di coaching si può lavorare anche su questo, identificando quale parte interviene in determinate situazioni e valutandone l’utilità e il giusto equilibrio.
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